L'attrazione del male
Stamattina durante la meditazione camminata nel parco vicino mi sono ancora una volta sorpreso di come la mente riesce a tirare fuori dal nulla le negatività mentre sto camminando in un paradiso della natura dove aria, odori, luce, respiro, suoni, colori e il contatto del piede creano una sinfonia autunnale di bellezza e amore.
Ma la mente, spesso, non è interessata nel paradiso. Sembra volere l’inferno invece.
La mente umana ama i problemi, le difficoltà, le sfide. Nel nostro sistema la mente ha il compito di occuparsi di ciò che non va, di prevedere il male, di evitarlo, di riconoscerlo presto, di prevenirlo se possibile e di rimuoverlo al più presto quando si manifesta. Perciò la mente, in un certo senso, gioisce quando finalmente può indirizzarsi verso qualcosa di negativo. Trova il suo pane quotidiano nel dubbio, nella questione aperta, nel “problema” (parola preferita della mente) da affrontare.
Lo conosci questo fenomeno? Di solito lo chiamiamo “avversione”.
A volte mi stupisco come la mente, tra milioni di cose positive e funzionanti, perfette e bellissime individua con grande esattezza quell’unico punto nella mia vita che potrebbe “dare problemi”. Perché, mi chiedo a volte, tendiamo a sprecare così tanta energia vitale per quelle poche cose eventualmente difficili da affrontare o da risolvere mentre ci sono sempre tante e tantissime bellissime cose da fare, da percepire, da goderci?
I nostri antenati spirituali ci hanno tramandato una spiegazione: Si tratta di un veleno. L’avversione è un veleno mentale che agisce come tutti i veleni: va verso il male, crea e rappresenta il negativo, distrugge agendo sistematicamente e costantemente.
Ma quando c’è il veleno c’è normalmente anche l’antidoto. E anche qui la tradizione ci indica la strada: L’avversione non può essere superata mettendoci “contro” la nostra mente. Il “contro” è esattamente ciò che nutre l’avversione stessa. L’avversione non va mai contrastata ma sempre accolta. Nel profondo della tua avversione ci abita una bambina arrabbiata, delusa, sola e disperata. Vuole essere vista, innanzitutto, vuole solo sentirsi accettata così com’è per il momento. Non vuole essere trasformata. È contraria a tutto, anche alla trasformazione. Vuole amore. Vuole la tua attenzione. Vuole sentirsi non più sola nella sua lotta per la sopravvivenza.
Quindi cos’è l’avversione veramente?
L’avversione ha forza. E proprio per quello è uno dei più grandi aiuti immaginabili per ricordarti di te stesso, per ritornare a te stesso, per ricordarti “per forza” della tua parte ferita e dell’amore che desidera e merita.
Nel profondo niente è negativo. Nel profondo scopriamo che anche l’avversione è solo un gioco proposto a noi dalla vita, un’altro grande aiuto di origine divina.
E rimane solo amore.