Vivere senza centro
Durante il fine settimana scorso ho fatto visita ad un amico di pratica a casa sua. Non pratica ancora da molto tempo ma è entusiasta e molto motivato per questa grande novità nella sua vita: la meditazione.
Quando sono venuto a casa sua, un appartamento bello, grande e luminoso, non ho potuto evitare di cercare - come sempre faccio - il suo posto di meditazione. Non l’ho visto e ho chiesto: “E dove pratichi meditazione seduta?”
Mi ha fatto vedere un angolo nella camera da letto dove tira fuori dall’armadio vicino il tappetino (Zafuton) e il cuscino da meditazione (Zafu) per crearsi il suo posto ogni volta che vuole praticare meditazione.
Quando abbiamo parlato della vita e della pratica mi ha raccontato le sue attuali difficoltà che girano attorno all’aspetto della comunicazione, dei malintesi e conflitti soprattutto con le persone nella sua vita che NON praticano meditazione: compagna, figlie, il padre anziano, l’ex moglie, i colleghi di lavoro…. un pò tutte queste persone, secondo lui, non avevano ancora capito come vivere e praticare e quindi sbagliavano e lo facevano soffrire.
Senza entrare in merito delle singole questioni e dei singoli conflitti che stava descrivendo mi è comunque venuto naturale chiedere: “E dov’è il tuo centro?”
Senza un luogo fisso a casa sua per la sua pratica meditativa lui è e rimane per il momento senza centro. Quando la nostra pratica ha un luogo fisso, stabile, accogliente e funzionale iniziamo ad avere un centro dal quale possiamo vedere noi stessi, la vita, il mondo e “gli altri” con occhi diversi: con gli occhi della compassione.
Il luogo di pratica a casa nostra viene creato per un motivo solo: per compassione con noi stessi.
Abbiamo compreso che la nostra sofferenza è profonda e che ha bisogno regolarmente e costantemente di cura e attenzione. E qui si pone la domanda: Si tratta di un’attenzione vera e stabile o di un’attenzione improvvisata e casuale?
Nel nostro luogo fisso, stabile, accogliente e funzionale pratichiamo giornalmente la compassione con noi stessi. Così ci abituiamo a guardare noi stessi e la nostra vita con gli occhi della compassione tralasciando, sempre di più, il giudizio e le riflessioni puramente mentali su ciò che può essere “giusto” o “sbagliato” nel comportamento nostro e degli altri e nelle manifestazioni della realtà interiore nostra e degli altri.
Se intendi vivere una vita nella gioia e senza conflitti hai bisogno di stabilità e radicamento. Questa stabilità va creata. Va creata fisicamente. A casa tua. Ed è di grande aiuto se è ben visibile occupando un posto di rilievo (per esempio dove si trova “normalmente” la tv, l’altare dedicato al pensatore folle). E la camera da letto serve per dormire, la nostra pratica serve per svegliarci.
Vivi con o senza centro? Vivi con o senza compassione con te stesso/a e gli altri?