I gioielli rubati

Paura nel vicinato. Una serie di furti con scasso particolarmente spietata e insistente terrorizza il nostro quartiere di Lugano solitamente così tranquillo e pacifico. E la serie non finisce: quasi tutte le notti un nuovo “caso”. Ognuno nel quartiere verifica la chiusura di porte e finestre, tra i vicini si parla del pericolo, si paragona il grado di sicurezza delle case e delle porte. Chi sarà il prossimo ad essere colpito?

Ed ecco che vedo di nuovo dalla finestra l’anziano signore che abita con sua moglie due case più in là nello stesso vicolo mio. Anche oggi ha preso la sua posizione nella curva della strada che porta al nostro piccolo nucleo storico di quartiere, la strada d’entrata, la strada da dove devono venire “loro”, i delinquenti, i ladri, quei criminali che non smettono di entrare nelle case delle persone.

Lui sta lì e fa la guardia. Guarda le macchine e le persone che arrivano, osserva i movimenti, controlla ciò che succede. Lo fa quasi tutte le mattine, lo fa per ore e ritorna anche al pomeriggio, sta lì a guardare la situazione con viso serio e preoccupato.

E succede ciò che deve succedere: un altro caso. Particolarmente grave e brutale perché questa volta entrano di notte con la gente che dorme in casa, entrano armati, minacciano, spaventano. E dove entrano? Chi colpiscono? Proprio loro. Tra i vicini ci si racconta che questa volta hanno rubato l’oro della signora, i gioielli di famiglia, un bottino importante, un danno grave e notevole per la coppia anziana colpita.

Io in tutto questo rimango abbastanza tranquillo. Per qualche motivo non credo che entrino proprio da me. Chiudo bene le porte e le finestre, faccio qualche controllo in più anch’io ma qualcosa in me sa che è altamente improbabile che entrino da me. Ma mi sento in colpa per lui, per l’anziano signore che ho visto lì giorno dopo giorno mentre ho sempre pensato e saputo: li stai chiamando, li stai attirando, ti stai manifestando il disastro. L’ho sempre visto e saputo ma non gliel’ho mai detto. Perché? 

Non l’ho detto perché non lo si fa. Non si dice alle persone cosa devono fare. Non ci si immischia nelle loro cose, nei loro comportamenti e la legge dell’attrazione chi la conosce?

Mi avrebbe dato retta, mi avrebbe creduto se gli avessi spiegato che questi delinquenti vivono e agiscono su una certa frequenza emotiva molto bassa? Mi avrebbe ascoltato se avessi precisato che lui, stando lì ad aspettarli nella preoccupazione e nella paura si metteva sulla stessa frequenza loro e che quindi comunicava ogni giorno con loro in modo incosciente? Avrebbe mai preso in considerazione la mia conclusione che lui li stava letteralmente chiamando, non metaforicamente ma realmente, che stava concretamente facendo vedere a loro dove dovevano andare?

No. Quasi sicuramente non mi avrebbe creduto, non mi avrebbe dato retta. Ma io avrei potuto fare un passo. Un passo nella verità, un passo nello sviluppo della coscienza collettiva, un passo d’amore. Non l’ho fatto questo passo e ancora oggi una parte di me a volte si sente in colpa per quello.

Che parte è?

La legge dell’attrazione ha bisogno di me per essere rivelata e compresa? L’universo sbaglia? La vita fa errori? L’esperienza che ha fatto il mio vicino di casa andava bene così o andava cambiata ed evitata da me?

Lui si è manifestato il furto. E io mi sono manifestato lui. Lui guardava la strada e io guardavo lui. Eravamo preoccupati entrambi. Temevamo disastri entrambi. E abbiamo fatto un’esperienza. Lui ha fatto la sua, io ho fatto la mia. Le nostre esperienze sono state diretta conseguenza della nostra vibrazione emotiva. Lui viveva nella paura e io? 

Vivevo in una specie di fiducia preoccupata. Sentivo fiducia nella vita da un lato, e perciò non temevo tanto di essere colpito, e nella legge dell’attrazione dall’altro e quindi temevo che avessero colpito loro. Sapevo che era ben possibile che il mio vicino si stesse manifestando proprio ciò che temeva ma quando è avvenuto il fatto aveva dell’incredibile anche per me. Quindi ho potuto imparare che la legge dell’attrazione è proprio quello: una legge naturale che non prevede eccezioni. Non si tratta di una regola (che conosce eccezioni) ma di una legge. Avevo bisogno di quell’esperienza per arrivare ad una fiducia completa e totale. I gioielli rubati erano effettivamente di immenso valore e lo sono ancora oggi per me. 

Forse il vicino anziano è stato un Bodhisattva, un’essere altamente realizzato che è apparso nella mia vita per aiutarmi a comprendere nel profondo le leggi della vita. Forse l’unico che aveva qualcosa da imparare qui ero io. Forse l’unico che ancora non aveva ben capito ero io. Quindi perché senso di colpa? Gratitudine. Gratitudine per la lezione più importante sulla fiducia della mia vita fino a quel momento.

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