Tu fai domande
Il mio maestro mi guardò un pò stupito, un pò divertito e anche un pò triste e mi rispose: “Tu fai domande…”
Che cosa avevo chiesto? Ci trovammo in ritiro nell’incontro singolo di 15 minuti che si poteva fare col maestro al pomeriggio nella sua capanna di legno nel giardino del centro. E che domanda avevo fatto a lui?
La domanda era stata: “Perché nessuno si trasforma qui?”
Negli anni più intensi di pratica meditativa e di apprendimento in ambito buddhista andavo ca. 2-3 volte al mese al mio centro di pratica nella Svizzera tedesca. Si tratta di un centro piccolo che offre spazio a una ventina di persone al massimo e avendolo frequentato per parecchi anni ormai conoscevo bene le persone che praticavano lì insieme a me con regolarità. Erano tutte persone con anni di esperienza nella pratica meditativa Zen/Vipassana, tutti assidui frequentatori dei ritiri ed eventi del centro.
Incontravo persone molto consapevoli, abituate alla presenza mentale, persone generalmente aperte e sensibili che però non sembravano in grado di cambiare veramente nel profondo le loro false credenze, le loro insicurezze, le loro paure e resistenze. Tutto ciò sembrava rimandato ad un momento non ben definito “dopo”. Qualcosa doveva ancora avvenire “dopo” il risveglio, dopo il grande cambiamento, dopo la definitiva liberazione. Ma semplicemente nel frattempo, nei mesi e negli anni passati insieme, continuavo a non vedere un cambiamento emotivo profondo del tipo “meno paura e più gioia”. E quindi la mia domanda, fatta con amore e rispetto e senza voler criticare la nostra pratica: “Perché nessuno si trasforma qui?”
Ed era in quel momento che lui mi guardò un pò stupito, un pò divertito e un pò triste rispondendo: “Tu fai domande…”
Spesso avevo sentito il messaggio: “Siamo nella pratica per la definitiva uscita dalla sofferenza. Non siamo qui solo per migliorare un pò la qualità della vita. L’insegnamento del Buddha consiste nel definitivo superamento della sofferenza.”
Ma qualcuno l’aveva mai superata definitivamente questa sofferenza?
Come mai eravamo tutti su un percorso sul quale nessuno sembrava mai arrivare a destinazione?
Quando poi, anni dopo, frequentavo incontri e formazioni in ambito di terapia meditativa sperimentavo lo stesso fenomeno al contrario.
Con questi approcci moderni di contatto meditativo tramite visualizzazioni si entrava effettivamente in contatto con la sofferenza emotiva. Trasformazioni avvenivano. Aperture anche forti ed importanti erano all’ordine del giorno. Qui sembrava tutto possibile… almeno durante il seminario… ma dopo, nella quotidianità?
Quanto rimaneva di quelle trasformazioni profonde quando ci si incontrava dopo 2 mesi per la prossima unità della formazione?
Poco o niente, purtroppo. Questa era la triste ed evidente verità: Era rimasto veramente poco di tutta quell’apertura, di tutta quell’energia trasformativa, di tutto quell’amore per se stessi che si era manifestato in modo fulminante in un attimo specifico di contatto meditativo.
Questa volta non dovevo domandare niente a nessuno. Questa volta era più che evidente che cosa mancava. Queste persone frequentavano ogni tanto seminari di trasformazione emotiva ma non avevano una pratica meditativa continua. Mancava quella. Mancava la pratica meditativa individuale nel silenzio come parte fissa della vita, mancava la regolarità, mancava la costanza di un allenamento mentale quotidiano che permette di cambiare nel profondo le nostre abitudini mentali ed emotive.
Cosa c’era da fare?
Andavano combinate queste due componenti, la pratica meditativa tradizionale e la trasformazione emotiva tramite visualizzazioni. Serviva la base solida della pratica meditativa tradizionale e la forza trasformativa delle visualizzazioni. E il tutto andava strutturato in modo chiaro in un percorso di pratica e di formazione che manteneva invariate le pratiche della tradizione, la base nel silenzio, la fedeltà agli insegnamenti senza perdersi nel miscuglio indefinito delle mille offerte del grande supermercato spirituale di questi nostri fantastici tempi.
Ed è nata TALO. Non per merito mio ma per merito delle maestre e dei maestri che non avevano “dimenticato” di fare ciò che potevo poi fare io ma che avevano preparato per tempo tutti gli elementi che andavano composti quando si presentava il “kairos” giusto (la qualità del momento).
A me spettava quindi il compito di mettere insieme i pezzi preparati e disposti dagli antenati spirituali. E dopo oltre 2 anni di preparazione, scrittura, studi, concetti e registrazioni Il momento si è presentato pienamente il 10 marzo 2020. Forse c’eri già tu quel giorno con noi, forse ci hai raggiunti dopo. Ma se ti aiuta questa pratica e questa comunità allora ti prego di esprimere anche tu la tua gratitudine a Siddharta Gautama, Thich Nhat Hanh, Eckhart Tolle, Robert Betz, Byron Katie, Thorwald Dethlefsen, Marcel Geisser e Karl e Helga Riedl e ovviamente anche alle maestre e ai maestri tuoi, le persone sagge che ti hanno aiutato ad arrivare qui a questo punto della tua vita.
Issac Newton ha detto: “Se ho visto più lontano di altri l’ho fatto stando in piedi sulle spalle di giganti” ("If I have seen further [than others], it is by standing on the shoulders of giants"). Così è. Non passa un giorno per me senza profonda gratitudine a te, che pratichi con me, e a chi ci ha dato tutti gli strumenti per farlo. Giganti.
Che onore. Quanta gioia!
E eterna gratitudine.