Vivere senza telecomando
Ti ricordi del tempo prima della pratica? Ti ricordi di com’eri telecomandato da tutti? Ti ricordi di questa mancanza di libertà e gioia nell’eterna e continua reazione a tutto e a tutti?
Qualcuno diceva una frase non gradita dalla tua mente - e tu reagivi. Tutto il tuo sistema reagiva, tutto insieme, corpo, mente, emozioni, tutto.
Qualcuno agiva nel modo non voluto dalla tua mente - e tu reagivi. Non solo la mente lo faceva, lo faceva tutto il tuo essere - reagire, rispondere, restituire qualcosa.
Qualcosa accadeva. “Tu” reagivi.
Ti ricordi di quella prigione, di quell’inferno mentale?
Prima di conoscere la distinzione tra “pensatore” e “osservatore” nella “tua” mente, prima di una routine quotidiana di amorevole osservazione dei pensieri, prima della nuova abitudine di non identificarti con i “tuoi” pensieri, prima della normalità dell’amore per te stessa e quindi per la bambina interiore, ti ricordi di com’è stato?
Ognuno poteva premere un bottone e accendere avversione o attaccamento in te. Bastava una parola critica per l’avversione, bastava un complimento per l’attaccamento. Tu non potevi farci granché, non sapevi neanche che si poteva fare qualcosa, non sapevi neppure di essere telecomandata/o, eri uno schiavo contento, abituato alla miseria emotiva, ignorando il fatto stesso della tua schiavitù. Tutti e tutto ti poteva controllare e azionare le emozioni pesanti in te, emozioni con completa identificazione, emozioni che diventavi, emozioni nelle quali ti trasformavi. Ti ricordi?
Vivevi nella reazione, esclusivamente nella reazione. Eri diventata reazione. Tutto il tuo corpo, i tuoi gesti, la mimica, il viso, i falsi sorrisi, “come stai? Bene”, tutta reazione, totalmente automatizzata e immediata, vivevi da vittima, una vita senza libertà interiore e, come logica conseguenza, nemmeno esteriore.
Azione.
Oggi ti è possibile vivere nell’azione.
Il modo come mangi, respiri, ascolti, il modo come ti ascolti, come cammini, come ti siedi, come ti siedi in meditazione, come lavori, dormi, sogni, accarezzi, come ti accarezzi, come abbracci, come abbracci la parte ferita, come leggi, gioisci, parli e sorridi - tutto può avvenire naturalmente, a modo tuo, nella tua maniera unica e irripetibile, non per accontentare qualcuno, non per re-agire a ciò che è stato detto o fatto da qualcuno.
Oggi capita ancora che qualcuno prova a premere un bottone sul telecomando e…. cosa succede? Cosa succede in “te”?
Prima, ti ricordi?, bastava che qualcuno faceva ri-sentire al tuo bambino interiore la sua impotenza e generava in “te”: rabbia. Bastava che qualcosa “ti” faceva sentire la vecchia mancanza d’amore e restituivi: paura. Bastava che padre/madre facevano/dicevano xy e producevi automaticamente e immediatamente: tristezza (o l’emozione tua del caso).
Sui telecomandi i bottoni riportano generalmente delle indicazioni chiare e semplici. Ci sono dei numeri o colori per i vari programmi:
Paura
Rabbia
Tristezza
Solitudine
Vergogna
Sensi di colpa
Invidia
Gelosia
Odio
Bastava scegliere il programma da accendere in “te” e lo si poteva vedere. Sempre e subito. Eri affidabile e perfettamente funzionante come televisore degli altri, facevi sempre vedere il programma scelto, non deludevi. Ci si poteva contare sulla tua schiavitù.
Funzionavi e perciò “ti” aspettavi di ritorno un pò di riconoscimento, considerazione, gratitudine e - magari! - amore ma… non “ti” arrivava. “Tu” reagivi come tutti, come dovevi e come “ti” è stato insegnato di fare e la ricompensa dov’era? Non c’era. C’era la fregatura. C’era il niente. C’erano decenni senza amore, decenni di funzionamento nella reazione, decenni di schiavitù. E perché? A che cosa è servito tutto questo?
È servito perché dovevi raggiungere il punto esatto dove ti trovi oggi: nella distinzione tra “te” e la “tua” mente. Nella liberazione dall’illusione dell’”io”, nella meditazione, nell’amore per te stessa e quindi soprattutto: nell’azione.
I giovani di oggi guardano molto meno televisione classica di noi vecchi (e saggi!). Il mondo è cambiato. Si usano meno i telecomandi di una volta. Si usano dispositivi come quelli sul quale stai leggendo queste parole. Sono dispositivi che, a differenza del televisore, permettono non solo di consumare qualcosa in modo passivo e reattivo. Tu hai in mano un dispositivo con il quale puoi prenotare un viaggio, comprare un pianoforte o imparare il finlandese.
Nella fase di incarnazione della nostra generazione l’umanità ha fatto un passo tecnologico che rispecchia ovviamente il passo compiuto precedentemente nella coscienza. Hai - in mano e in genere - la possibilità d’agire. Fallo. Partecipa finalmente (o di nuovo) anche tu al modulo 4. Iscriviti al Percorso Formativo. Ripeti la meditazione guidata dell’altro giorno. Manda un messaggio al tuo gruppo locale per chiedere del prossimo incontro. Metti una foto piena di gioia nel nostro Network. Agisci. Decidi. Questa è la tua vita. Finalmente sei libera/o. Già fai fatica a ricordarti com’è stato esattamente ai tempio della schiavitù, ai tempi dei telecomandi. Meno male. Erano tempi brutti. Ne sei uscita/o. Sei nell’azione. Non lo dimenticare. E non tornare mai indietro. Ti sei incarnata/o per fare esattamente questo passo: il passo dalla reazione all’azione.